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DALLA CULLA ALLA CROCE

Gesu' racconta...
ai discepoli di questo tempo.
 

 

 

"E' la parola di Dio la vera stella, che, nell'incertezza dei discorsi umani, ci offre l'immenso splendore della Verità divina.
Lasciamoci guidare dalla stella, che è la Parola di Dio, seguiamola nella nostra vita, camminando con la Chiesa, dove la Parola ha piantato la sua tenda.
La nostra strada sarà sempre illuminata da una luce che nessun altro segno può darci. E potremo anche noi diventare stelle per gli altri, riflesso di quella luce che Cristo ha fatto risplendere su di noi".


Parole pronunciate da Papa Benedetto XVI nell'Epifania 2011 e riproposte dal Cardinal Bertone a Oropa, il 6 agosto, giorno della tranfigurazione del Signore, ai giovani durante il pellegrinaggio in preparazione della GMG di Madrid.



Dal libro di Papa Benedetto XVI
GESU' DI NAZARETH
(volume secondo, pag. 305-307)

Alla fine, per tutti noi rimane sempre la domanda che Giuda Taddeo rivolse a Gesù nel cenacolo:"Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?" (Gv 14,22).

SI, perchè non ti sei opposto con potenza ai tuoi nemici che ti hanno portato sulla croce? - così vorremmo domandare. Perchè non hai con vigore inconfutabile dimostrato loro che tu sei il Vivente, il Signore della vita e della morte? Perchè ti sei mostrato solo a un piccolo gruppo di discepoli della cui testimonianza noi dobbiamo ora fidarci?La domanda riguarda, però, non soltanto la risurrezione, ma l'intero modo in cui Dio si rivela al mondo. Perchè solo ad Abramo - perchè non ai potenti del mondo? Perchè solo a Istraele e non in modo indiscutibile a tutti i popoli della terra?

E' proprio del mistero di Dio agire in modo sommesso. Solo pian piano Egli costruisce nella grande storia dell'umanità la SUA storia. Diventa uomo, ma in modo da poter essere ignorato dai contemporanei, dalle forze autorevoli della storia.

Patisce e muore e, come Risorto, vuole arrivare all'umanità soltanto attraverso la fede dei suoi ai quali si manifesta. Di continuo Egli bussa sommessamente alle porte dei nostri cuori e, se gli apriamo, lentamente ci rende capaci di "vedere".

E tuttavia - non è forse prorpio questo lo stile divino? Non sopraffare con la potenza esteriore, ma dare libertà, donare e suscitare amore. E ciò che apparentemente è così piccolo non è forse - pensandoci bene - la cosa veramente grande? Non emana forse da Gesù un raggio di luce che cresce lungo i secoli, un raggio che non poteva provenire da nessun semplice essere umano, un raggio mediante il quale entra veramente nel mondo lo splendore della luce di Dio?

Avrebbe potuto, l'annuncio degli apostoli, trovar fede ed edificare una comunità universale, se non avesse operato in esso la forza della verità?

Se ascoltiamo i testimoni col cuore attento e ci apriamo ai segni con cui il Signore accredita sempre loro e se stesso, allora sappiamo: Egli è veramente risorto. Egli è il Vivente. A Luci ci affidiamo e sappiamo di essere sulla strada giusta. Con Tommaso mettiamo le nostre mani nel costato trafitto di Gesù e professiamo: "Mio Signore e mio Dio!".
(Gv 20,28)

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