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IL PERDONO e La Via del PERDONO PREFAZIONE IL NON FACILE PERDONO
Anche trattandosi del perdono da offrire al nostro non sempre amabile prossimo, non è che sia tutto rose e fiori: si sentono le spine che pungono e che tentano di impedirci una riconciliazione sincera. Non è altrettanto facile quando tocca a noi umiliarci e chiedere lealmente scusa avviando, quando è ancora possibile, la riparazione del danno economico o morale che abbiamo causato. Nella mia ormai lunga esperienza sacerdotale, ho incontrato persone che trascinano stancamente la vita (talvolta sono ancora giovani o di mezza età) perché non sono riuscite a perdonare se stesse. Non avendo una fede robusta, hanno sopravvalutato la perdita – vera o presunta – della stima di cui godevano presso il loro ambiente. Si sono moralmente auto-esclusi, perdendo quella nobile e prudente socievolezza, che rende almeno sopportabili i rapporti con gli altri esseri umani. Comunque siano le circostanze, il perdono vero ed efficace costa fatica, sia nel darlo sia nell'accoglierlo. Esige infatti amore alla verità, sorretto da robusta umiltà; non può mancare la carità che, al disopra dei nostri punti di vista, sa comprendere e risanare le ferite. Non c'è perdono autentico se non c'è fede nella infinita bontà e pazienza di Dio, e se non si concede un prestito di fiducia nel prossimo che – se preghiamo per i nostri “nemici” - può rendersi conto del male compiuto e voler rimediare il meglio possibile. * * * Ho letto e riletto questo opuscolo che, come molti altri, è un dono del Cielo per “I volontari Sollievo nello Spirito”, ma che può tornare utile ed incoraggiante per altre anime assetate di verità, calda di Luce e di Amore. Non ho voluto modificare nulla, anche se alcuni brani non mi sembrano facili da comprendere, pur essendo in sintonia con la sana dottrina cristiana. “La insondabile” Umiltà di Gesù, che preferisce nei Santi Vangeli mettere in risalto di essere “Figlio dell'Uomo”, pur affermando chiarissimamente di essere “il Figlio di Dio”, non un ito, ma uno con il Padre e lo Spirito Santo , non ci faccia perder di vista la fondamentale verità che Dio è uno solo. Gesù si presenta a noi come “il Servo di Jaweh”, anzi come Colui che, anche nei nostri riguardi, si comporta non come colui che sta seduto alla mensa, ma come colui che serve. Gesù, però, è sempre l'Unico Dio che dice agli Apostoli - dalle idee piuttosto confuse, pur dopo tre anni di sequela del loro Maestro – “Come potrei mostrarvi il Padre, dal momento che chi vede Me vede il Padre? Io e il Padre siamo Uno!”. Quando si parla del Mistero dell'Unità e Trinità di Dio, che noi accogliamo senza riserve, noto che è estrememente difficile mantenere l'equilibrio nel presentare l'aspetto trinitario ed insieme unitario. La parola “persona”, nel corso dei secoli, ha mutato radicalmente significato. Se la applichiamo agli esseri umani, indica un essere libero e cosciente che può vivere in armonia o in contrasto con altri; se l'applichiamo alla Natura Divina, ci inchiniamo adoranti dinnanzi a Padre, Figlio e Santo Spirito, che è un'unica Sostanza, un Essere infinito e pur semplice, vivo e pur immutabile; è l' “Io sono” del Roveto Ardente, visto e sentito da Mosè. Con un arbitrio, però senza pretesa e senza cattiveria, mi sono permesso di mettere, alla fine della prima parte di questo scritto, una serie di mie riflessioni e indicazioni che aiutino a comprendere, ancor meglio, l'enorme ricchezza che il Perdono porta con sé, se dato con amore o se ricevuto con gratitudine. Volete dirmi un grazie? Vi indico il modo: fate per me la Preghiera del “Padre nostro”. Che Dio Misericordioso perdoni anche a me i molti debiti contratti con Lui, e mi aiuti a perdonare ai miei debitori che, in fin dei conti, non mi sembrano poi così numerosi e che, forse, hanno agito contro di me più per sventatezza che per cattiveria. Vorrei proprio vivere e morire in buona pace con tutti!… Don Renzo Del Fante
IL PERDONO, FACILE A PAROLE… Riflessioni di Don Renzo Del Fante Il perdono è una delle esperienze più toccanti nella nostra vita, a condizione che sia dato oppure ricevuto nei debiti modi. Per salvaguardarne il valore genuino, mi permetto di proporvi alcune precisazioni. Spero che vi aiuteranno a comprendere meglio, per poi realizzarlo, il testo di questo opuscolo che non è l'ultimo dei doni di Dio, attraverso un suo obbediente strumento. Il perdono offerto da Dio E' un perdono puntuale, senza misura, rivolto a tutti e per qualunque offesa pur ripetuta molte volte. Dio ci ama senza chiederci il permesso e senza presentarci il conto. Il perdono accolto da noi Qui le cose cambiano radicalmente. E' vero che Dio vuole sinceramente perdonare a tutti, ma è assolutamente necessario che la creatura libera - umana o angelica - voglia chiedere e si disponga a ricevere il perdono.
Chi è lealmente pentito ? Solo lui può accogliere la riconciliazione con Dio nel quale Misericordia e Amore fanno tutt'uno con Verità e Giustizia. Dio volentieri assolve chi riconosce i suoi torti e si impegna, nel possibile, a riparare i danni causati. Gesù è immensamente buono Ma non è un bonaccione che metta tutto e tutti sullo stesso livello. Lui che è il Volto visibile del Padre misericordioso, non può perdonare chi orgogliosamente rifiuta il Suo abbraccio. Gesù ci sollecita al bene nelle nostre libere scelte, ma non si permette di schiacciare la nostra libertà. Il dovere della riparazione Il “Io ti assolvo” da parte di Dio, sia che venga avvertito nell'intimo della coscienza, sia che venga espresso ufficialmente per la bocca del Sacerdote, ci lascia, per giustizia e riconoscente amore, il dovere di riparare o in questa vita, oppure nell'altra, in Purgatorio. Il condono delle pene Si può ottenere uno sconto, non sulla colpa ma sulla pena conseguente, fin da quaggiù, fino ad essere remissione totale. Avviene con l'acquisto delle Indulgenze, con le preghiere ben fatte, con tante opere di misericordia, con atti di fiducia in Dio. Gesù Crocifisso vuole, la sera stessa del Venerdì Santo, il ladrone pentito Suo ospite in Paradiso. Chi ha saldato…il conto? Il Sangue di Gesù e l'implorazione fiduciosa di questo povero peccatore. Il perdono donato al prossimo Il Vangelo è chiaro ed esigente. Dobbiamo essere disposti a perdonare di vero cuore anche chi ripetutamente ci ha offeso e ci ha nuociuto. Nel “Padre Nostro” diciamo la preghiera-promessa: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori ” . Dare per avere: occorre quindi disporci alla riconciliazione, appena ci accorgiamo che nel cuore ci è sorta burrasca per un torto ricevuto. Il perdono e la sofferenza Il soffrire per una offesa ricevuta è una reazione inevitabile. Sulla nostra volontà possiamo imporci con l'aiuto di Dio: “Io voglio perdonare”. Ma l'offesa è però anche una ferita che tocca le fibre del corpo, i nostri giusti interessi, i nostri diritti e sentimenti… E questo dolore può protrarsi a lungo. Perdonare e dimenticare Ci vuole pazienza con gli altri, ma pure con noi stessi. Occorre del tempo affinchè le ferite si rimarginino: basta non essere noi ad infiammarle di continuo. Perdonare alla perfezione significa cercare di dimenticare le offese, anzi ridare stima, e se possibile, rinnovata amicizia a chi ci ha fatto dei torti. Il perdono e la sua manifestazione A volte le due realtà possono coincidere: si perdona nel nostro cuore e si riallacciano ben presto rapporti di nuovo amichevoli. E' quanto dovrebbe verificarsi nella vita quotidiana in ogni famiglia. A volte però non è prudente, anzi può tornare dannoso a chi ha agito male, il manifestargli subito la nostra benevolenza. Bontà e permissivismo Bontà autentica e non zuccherosa e permissivismo pauroso o menefreghista non vanno d'accordo. Non si possono mettere in un'unica cesta funghi pregiati con funghi velenosi. Si direbbe, stando al paragone, che sono tutti funghi, ma ben diverse sono le conseguenze. Il buonismo, o permissivismo è stata la febbre contagiosa che, specie nell'ultimo dopo-guerra, ha svigorito milioni di famiglie, scuole, luoghi di svago, persino di catechesi ecc. Il “lasciar sempre correre” non nasce da vero amore, ma dimostra o che abbiamo sfiducia in chi riteniamo ormai incapace di correggersi, o nasconde la paura di peggiori reazioni da parte del colpevole, oppure maschera l'orgoglioso disinteresse e abbandono al suo destino di chi non ci interessa più. In ogni caso, il lavarsene le mani non è perdono misericordioso. Il “far la pace…” Se con questa espressione popolare si intende il manifestare anche esteriormente la volontà di ristabilire buoni rapporti, io distinguo due possibili atteggiamenti in coloro che tardano molto a “far la pace”. Nei primi è l'animo superbo che non vuole riconoscere almeno una parte di torto e vuole irritare ancor più e umiliare l'avversario. Per una pace duratura In altri casi, il tardare a manifestare il perdono, sia nei rapporti familiari che con l'esterno, può essere invece indice di un più profondo amore verso l'offensore. Gli si dà il tempo di riesaminare se stesso, negli atti compiuti e nelle conseguenze negative, affinchè si penta e inizi la riparazione. Non è un buon chirurgo chi cucisse subito la ferita prima di aver fatto una buona disinfezione. Nella parabola del “figliol prodigo” ribelle e spendaccione, mirabile è la figura del Padre. Non caccia di casa il figlio, ma gli permette che se ne vada. Non manda nessuno per ricondurlo a casa con la forza. Pur soffrendone, lascia che il figlio, dopo le gozzoviglie, soffra il disonore e la fame fino ad invidiare ai porci le ghiande. Quando il figliolo, finalmente pentito, è disposto a chieder perdono a Dio e al padre ed a guadagnarsi duramente il pane, ecco che il genitore gli corre incontro, lo abbraccia e gli prepara una grande festa. Perché poi confessarsi ? Quel Gesù Misericordioso che ci invita ad imparare da Lui, mite e umile di cuore, di fatto può e vuole perdonare solo a chi riconosce il suo torto, chiedendo perdono di cuore. Se poi la mancanza è grave, occorre riconoscere il torto davanti a un Suo rappresentante. L'assoluzione, che è data in nome di Dio che tutto conosce, ha valore se scende in un cuore sincero, pronto a fare penitenza e riparazione. Il Purgatorio è grazia grande ! Il Signore Gesù, la cui tenerezza è infinita, è però anche Colui che per la nostra purificazione, in vista di una beata Eternità, permette tante tribolazioni e umiliazioni nella vita presente. Se a equilibrare il dare e l'avere, pur facendo conto sui meriti infiniti di Lui Crocifisso, occorre dell'altro da parte nostra, la sua Bontà ci riserva la purificazione ultraterrena, atroce pur se tessuta di amore, che chiamiamo Purgatorio. Via, lontano da Me! Ci parrebbe impossibile che Colui che è morto (e nelle Sante Messe continua a morire) in croce e per puro nostro amore, sia capace di quella condanna che pur Lui stesso ha preannunciato nel Santo Vangelo. Se un essere umano, al momento della morte, si presenta di fronte a Dio in stato di peccato grave consapevolmente compiuto e non più ritrattato, da se stesso si condanna al Fuoco eterno. Alla conclusione della vicenda umana, tutti sapranno la sorte di ciascuno. Ai giudizi umani può sfuggire qualcuno, a quelli di Dio nessuno, mai. Perché buttare il salva-gente ? Se la nave affonda nel mare in tempesta, nessuno penserebbe a liberarsi del salva-gente, qualora fosse riuscito ad afferrarlo. Ebbene, perché questo mezzo soprannaturale di salvezza che è la santa Confessione è così ignorato? Forse perché non vale denaro? Ma se al prete richiede un po' di pazienza ed a chi si confessa un atto energico di umiltà, a nostro Signore Gesù e alla Mamma Addolorata è costato tutto il Sangue delle vene e del Cuore. Chi si confessa bene ? La mia risposta è una sola: chi vuole confessarsi bene! Perciò: è accurato (senza scrupoli però) nell'esaminare la sua coscienza; sincero nell'accusare se stesso, senza accampare attenuanti; ha fede sicura che è Dio stesso che perdona per volontà e bocca del Prete. Che il confessore sia dolce o aspro, erudito o semplice, devoto o meno ecc., ciò non intacca la grandezza e validità di una buona Confessione. Il Sacramento del perdono Auguro ampia clientela a psicologi, neuropsichiatri ecc., ma mi chiedo perché mai troppi confessionali siano deserti. Sarebbe divertente, se non fosse desolante, assistere al rimpallo di responsabilità: i preti mancano perché “troppo” impegnati e perché mancano i penitenti; quest'ultimi si sono stancati di venire perché mancano i confessori disposti ad ascoltarli. Non diamo torto a nessuno; solo ci chiediamo se sono ancora numerosi, fra laici e sacerdoti, coloro che ardono di appassionato amore per quel Gesù tutt'oggi spavaldamente da troppi crocifisso. Il perdono va domandato Nelle preghiere di “guarigione interiore” è bene insistere sul nostro dovere di perdonare agli altri. Ma la medaglia ha due facce e si dà troppa poca importanza al “mea culpa!”. Ci si assolve con mille scuse e attenuanti, passando per povere vittime degli altrui sorprusi: è pur comodo e gratificante colpevolizzare il prossimo, per poi degnarci di perdonarlo. Ci sono pure coloro che ammettono di essere almeno in parte colpevoli, ma non si decidono mai a fare il passo della riconciliazione. Ne conosco molti che, avendo aspettato troppo tardi, si sono poi portati sulla coscienza il rimorso per anni e anni. Come si può chiedere scusa Ci sono infinite maniere, adatte più o meno ai singoli casi; l'importante è che l'atto sia sincero e fatto in modo che sia bene accolto. In casi lievi basta un buon saluto, una cartolina gioiosa, un piccolissimo dono che però “dica qualche cosa”. A volte un dono troppo impegnativo, un invito a pranzo, a una gita ecc., potrebbe essere frainteso, mentre l'abbassarsi a chiedere un piccolo favore alla persona offesa, le può dare maggior soddisfazione e riaprirgli il cuore. Ma bastano le parole ? Quando si è procurato un serio danno economico o peggio ancora morale, vale il vecchio detto: “o restituzione, o dannazione”, poiché la giustizia violata esige la riparazione. Gesù afferma che la Misericordia di Dio è entrata nel cuore e nella casa di Zaccheo, il poco onesto esattore delle tasse, quando ha dichiarato di voler riparare nel possibile, restituendo il mal tolto e poi beneficando i poveri. Perdonare a tutti, anche a Dio ? Sembrerebbe una domanda blasfema. Eppure ci sono moltissime persone, giovani e anziane, che si sono messe in collera con il Signore. L'hanno accusato – noi vediamo quanto ingiustamente! – di essere Lui l'artefice di lutti, di malattie, di ingiustizie subìte. Figli che non frequentano più la Chiesa per la morte di un genitore, fidanzate per l'abbandono non meritato di chi speravano di condividere la vita, studenti per un esame non superato, dipendenti per un licenziamento improvviso… E ce la prendiamo col Signore come fosse Lui il colpevole di fatti naturali o di ingiustizie che hanno offeso Lui anzitutto. A tanto può giungere una Fede troppo debole, se viene soverchiata dall'esasperazione e dalla malinconia. Perdonare se stessi In molti casi chi è causa del suo mal… pianga se stesso! Il guaio è che non ci si limita a dolerci per imprudenze, errori, cattiverie commesse, di cui sottovalutiamo le conseguenze. Si entra in dissidio tra il nostro io orgoglioso, che si riteneva infallibile e forte e il nostro vissuto concreto che ci ha amaramente deluso. E allora se si manca di realismo, che unisce umiltà e coraggio, ci si adagia in una forma di apatìa, di pessimismo, di rabbia che a volte prende di mira il prossimo come falso bersaglio. Se non ci si aiuta a risollevarci, si finisce in patologìe neuro-psichiche, come l'anoressìa, la bulimìa, il mutismo, ecc. Amare se stessi, come Dio comanda, non è sempre facile: c'è chi si stima troppo e diventa orgoglioso ed egoista e c'è chi perde totalmente la fiducia in se stesso (e in Dio) e non ha più voglia di vivere. Pace fatta con i Defunti Anzitutto i Defunti non sono le tombe dei cimiteri e le loro foto custodite con cura. Sono persone vive, vicine e sempre attente al nostro vivere di ogni giorno, anche se noi ovviamente non possiamo più percepire la loro presenza. Ci chiedono, fra l'altro, due cose: la prima, che perdoniamo loro di cuore quei torti, quelle mancanze avute nei nostri riguardi; la seconda, che chiediamo perdono a loro di quanto abbiamo fatto loro di male, o almeno di quello che potevamo fare di meglio e di più. Non è un parlare con le nuvole, anzi! I nostri Morti ci saranno riconoscenti perché affrettiamo e abbelliamo il loro Paradiso e perché diamo loro occasione di mostrarci più concretamente la loro premurosa assistenza. Perdonarsi in famiglia Dovrebbe essere l'atteggiamento abituale di chi ama veramente “i suoi” e con i quali purtroppo succedono malintesi, divergenze, piccole baruffe. La dolcezza di modi, la calma e prudenza nel parlare ed agire, rappresentano la virtù: ma quando questo vien meno, non chi ha più ragione, ma chi ha più intelligenza e cuore deve preoccuparsi a ristabilire la buona armonia. Una macchia subito levata da una stoffa, da un mobile, non lascia traccia. Se si aspetta… Quanti rancori, a volte feroci, annidatesi in alcune famiglie hanno avuto radici così inconsistenti, da finire ad odiarsi senza più ricordarne il perché almeno iniziale. Perdono, ma non dimentico ! Se non si vuol dimenticare, è segno che nel cuore non si è perdonato; si può camminare fianco a fianco, ma la mente, i sentimenti o meglio i risentimenti covano sotto la cenere. E' ben diverso il caso di chi vorrebbe dimenticare un grosso torto subìto, ma ancora non ci riesce. Le ferite reclamano tempo per potersi rimarginare, se poi sono profonde e numerose. Qui ci vuole buon cuore, preghiera anche per chi ci fu nemico o almeno di inciampo e lasciare che il passar del tempo faccia da buon medico. Peccato e perdono non voluto Non solo per me è un mistero come sia sorta e poi sviluppatasi la superbia e la cattiveria nella persona angelica più intelligente e più buona del Paradiso. Lucifero ebbe prima sommo amore e poi somma invidia e odio verso il suo Creatore. Il “non serviam” cioè “non mi sottometterò a Lui”, grido che ha squarciato e fatto inorridire i Cieli della Pace e della Verità è ancora vivo nella volontà di Satana, come nel primo istante della “sommossa” da lui suscitata. Pur vedendo che il prezzo è una disfatta sempre più amara, non vuole chiedere perdono, né oggi, né mai. E il Perdono da Dio “il Primo Amore” non gli può essere concesso. Peccato, riconosciuto ma… E' il peccato orrendo di Giuda Iscariota, l'unico uomo di cui fu detto “meglio per lui se non fosse nato…”. La colpa maggiore dell'apostolo traditore sta nell'aver orgogliosamente valutato il suo male come superiore all'infinito Bene del Cuore di Gesù. Ha riconosciuto di aver tradito l'Innocente, ma non ha voluto chiedergli misericordia, sicuro che Gesù l'avrebbe rifiutata per un peccato “troppo grande”. Avesse pensato che una bottiglia d'inchiostro nerissimo non può annerire l'immenso oceano, ma che con un'ondata viene annullato… Peccato, vinto dall'Amore Disma, il ladrone pentito, rimproverando il compagno di malefatte, crocifisso lui pure quel Venerdì Santo, riconobbe di essersi meritato la condanna, mentre difendeva Gesù che non era “uno di loro”. Nel giro di un'ora, guardando il Signore inchiodato alla croce e forse anche la Madre Sua Addolorata, passa dal pentimento alla Fede, alla Fiducia piena. In quel chiamare Gesù, con il suo dolcissimo nome, nel supplicarlo di ricordarsi ancora di lui nel suo Regno, che una morte tanto ignominiosa e atroce non aveva compromesso ma guadagnato, si spiega la risposta degna dell'Amore infinito: “Oggi stesso sarai con Me, in Paradiso!”. Padre, perdona loro… Bisogna credere, poiché l'ha detto Gesù, che i crocefissori non si rendessero pienamente conto di quel che facevano. Il popolo era stato plagiato dai capi (vedi la conclusione del processo davanti a Pilato) ma quei Sacerdoti e Dottori, che “per invidia glielo avevano consegnato, che non rispettano l'agonia né di un corpo torturato e dissanguato, né di uno spirito, per portarlo – se fosse possibile – alla più nera disperazione… Se non fu una colpa in più, prendiamo come attenuante l'essersi loro, come Giuda, il loro subdolo confidente, messi in mano al Diavolo. “Questa è l'ora delle tenebre” aveva ammonito Gesù i “suoi” già nel Cenacolo. Sangue di Gesù, Lacrime di Maria… Quante volte li ho invocati perché risanassero le piaghe della mia povera vita, perché iniziassero una radicale purificazione (non distruzione) di questo nostro mondo triste e sozzo. Oh, quel Sangue caldo che ogni giorno, in ogni Messa torna a riempire quei calici, a volte alzati così freddamente. E quelle Lacrime, che a volte si fanno visibili, della Madre Corredentrice, Regina dei Martiri, la quale partecipa attivamente ad ogni Santa Messa che rinnova il Calvario. Ma l'Addolorata Madre e Vergine dell'Eucarestia, ci chiede di prendere parte con Gesù e con Lei al Sacrificio perenne. Non basta esser lì in una chiesa, occorre versare, per amore, il nostro quotidiano contributo di sudore e di pianto, unendoli al Loro che li purificano e li valorizzano divinamente. Uniti in umiltà e totale fiducia ai Cuori Misericordiosi di Gesù e di Maria, avremo la grazia di saper perdonare e di riuscire a chiedere perdono, nella certezza del perdono di Dio, invocato da Maria “adesso e nell'ora della nostra morte”. Amen, oggi e sempre!. Don Renzo Del Fante
di seguito alcuni brani tratti dal libro IL PERDONO
Io sono l'Alfa e l'Omega… Vi sono mondi di Luce ed altri immersi nelle tenebre, che pure hanno una forza potente che attrae e attira a sé. IO SONO L'ALFA E L'OMEGA, IL PRINCIPIO E LA FINE e nell'atmosfera comprendo ogni elemento di Vita e d'Amore. Se gli elementi primari entrano in conflitto tra loro, si determinano delle reazioni a catena che producono effetti assai devastanti, ed è quello che più volte è successo sulla terra nel corso delle varie ere e miliardi di anni.
Sulle perversioni 31/1/1999 Affrontiamo allora il tema scottante delle perversioni, che prendono posto prepotentemente nel cuore e nel ventre delle persone, che hanno già delle inclinazioni al malefico tentativo di Satana, di far commettere peccati in tal direzione. Capite ora, come entrano in atto le forze del male? Esse si avvalgono innanzitutto delle debolezze già esistenti e tentano incessantemente – attraverso la mente e i sensi più legati a degli impulsi, che possono essere sessuali o emotivi o di desiderio di onnipotenza e di sopraffazione. E via via che la creatura in questione cede sui vari fronti, il suo intimo viene pervaso da quelle spire di veleno, che rendono l'anima sempre più debole fino a soffocarla definitivamente.
di seguito alcuni brani tratti dal libro LA VIA DEL PERDONO
LA VIA DEL PERDONO 11/6/2002 E poi vi domando: cosa credete che sia il PERDONO? Prendete esempio da Me, seguendo gli insegnamenti del Mio Vangelo appropriati. Ad esempio: ho forse risposto male a chi m'insultava e feriva? Ho invocato su esso la giustizia del Padre? Ho minacciato di fargliela pagare e via dicendo?… No, cari, ho compreso la loro incapacità di rapportarsi sul piano dello spirito alle Mie parole; ho capito che non era solo loro la colpa, ma del sistema di vita impostato solo su aspetti legati al potere, al denaro e al rango, e non ho potuto far altro che perdonare e invocare perdono e misericordia per loro al Padre Nostro. Poi vi sono gli scatti di nervosismo, e qui c'è tutta una gamma di sentimenti in subbuglio da farvi sentire sbattuti dentro come durante un temporale. O cari, vedete quali forze scatena la rabbia? Se pensate alle vostre più o meno normali esperienze di vita, non è poi così grave, anzi vi è la possibilità di imparare a controllarsi o a privilegiare il pensare positivamente ad onta di tutto. Ma se non si è in un cammino serio di evoluzione spirituale, si può divenire vittime inconsapevoli di quelle forze alla ricerca di dove sfogare il proprio maligno potere. Oggi non potete più ignorare di vivere in mezzo a queste forze, cosiddette del male. Voi potete vincerle stringendovi a Me e abbracciando la Croce. Abbiate fiducia nel vostro Gesù Salvatore; concedetegli di amarvi anche così… nell'insegnarvi ad essere liberi e sereni per poter godere appieno la vita. E poi, perdonate anche chi vi ha fatto involontariamente soffrire, e le circostanze vi parranno più comprensibili di errori di valutazione… e, infine, sciogliete anche quei nodi e riconciliatevi… con i vicini… con i colleghi… con il capo sul lavoro… o con i parenti e via via con tutti quelli che son sembrati ostili, finora, nei vostri confronti. Così, cari, oggi ho voluto mostrarvi semplicemente come si può oltrepassare un ostacolo grande come quello del saper perdonare e chieder perdono, e cancellare così degli angoli bui dentro di voi che, se risvegliati anche involontariamente, vi fanno ancora soffrire.
SI TRATTA DI ESERCIZI SPIRITUALI 11/8/2002 Ebbene, miei cari, sfatiamo un equivoco di enorme portata: voi siete stati messi lì apposta per misurarvi con le vostre forze, e se non avete mai avuto qualcosa su cui recriminare, ciò vuol dire che non era quella la vostra palestra. Allora, cominciate col prendere atto che tutto ciò che vi si presenta dinnanzi, è proprio quello di cui avete bisogno per rinfrancarvi e superare le vostre debolezze. Perciò, bandite per sempre le parole rivolte contro l'altro, siate coscienti di essere in viaggio, in pellegrinaggio interiore, di dover compiere i vostri esercizi spirituali e che, alla fine, ne sarete voi per primi felici di essere riusciti a riequilibrare una certa debolezza o stortura mentale. Pregate, cari, se vi sentite così, pregate di ricevere il dono dello Spirito consolatore, che vi mostrerà la via per uscire da codesti meandri tortuosi in cui vi siete inconsapevolmente cacciati. Suvvia, cari tutti, non pensate di essere indenni da codeste cadute di tono, se vi parlo così è perché so bene quanto la via del perdono sia lunga e densa di prove, ma ho fiducia che tutti siete in cammino con la volontà di superare questo terreno infido e paludoso, per poi ritrovarvi in qualche valle ai piedi dei monti con tutt'altro approccio, desiderosi di salire in alto, vedendo le cime dei monti ed i boschi inondati di sole e di colori smaglianti. Apritemi il cuore e sarete consolati e aiutati a risalire la china dei tristi pensieri che vi hanno fatto precipitare in quei bui meandri di negativa natura. Porgete la mano a Gesù Cristo che ha percorso con voi questo tratto di strada affiancandovi e parlandovi, e che non avete ancora riconosciuto, come quei due di Emmaus, se non allo spezzare del pane. Siate sereni ed abbiate fiducia, la gente non è come si pretende, è fatta di un impasto di cui siete fatti anche voi, e se superate le vostre barriere, vi potete riconoscere nell'altro, nel povero Cristo che soffre o nel viandante che vi porge la mano, e poi vi lascia più sereni e in pace con voi stessi e con la vita. Abbiate coscienza di vivere degli avvenimenti davvero straordinari, così come il tempo che ora state vivendo, il tempo di DIO tra gli uomini di buona volontà!
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