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LA GRANDE AVVENTURA DI PALLINA 20/08/2001
Un bel giorno la nostra Pallina sentì che stava per accaderle qualcosa di strano. Non sapeva definire bene tra sé e sé cosa le sarebbe accaduto, ma intuiva che quel bel modo di vivere era terminato e avrebbe dovuto compiere una missione. Che gliel'avesse già detto il buon Dio non lo sapeva, ma sperava che Lui ne fosse al corrente per essere aiutata e guidata lungo tutto il cammino.llora si ritirò un poco in se stessa, smise di mandare luce d'intorno, e pregava dicendo: “Padre, cosa mi succederà? Lo sento che sto per cambiare vita; ti prego papà mio, aiutami tu a venire alla luce, così non avrò più paura”. La sua strada in verità era già tracciata: come tante altre palline, lei doveva prendere posto in un mondo un po' rozzo che non aveva ancora imparato la via spirituale e lei, così piccola, avrebbe dovuto impegnarsi ad istruirlo nel modo con cui le era stato consentito di farlo, con leggerezza, con allegria, con la gioia di vivere e saltare per donare agli altri ciò che aveva imparato quando il Padre, con Amore, l'aveva forgiata.uto compiere una missione. La sua vita in terra ebbe inizio un mattino di freddo inverno e, sulle prime, lei si sentì tutta gelare fin dentro al suo nucleo vitale. “O Dio mio, dove son capitata!” diceva a se stessa. Poi qualcuno la prese in mano e si sentì riscaldare… conosceva quel tocco di calore, conosceva l'amore, e se anche non era così forte com'era stata fin lì abituata, si accontentò e si mise a dormire rassicurata, dopo la grande fatica di venire alla luce. O sì, la nostra Pallina era così concentrata sul suo compito di crescere ed imparare che quasi non ricordava più il mondo di prima, specialmente da quando aveva cominciato a percepire di essere accudita e amata da occhi rotondi e da strani volti assai sorridenti e rassicuranti, in verità, che la guardavano attenti. Beh! Si diceva, tanto male poi non è, chissà cosa mi succederà ancora… Pallina ancora non sapeva che presto sarebbe stata inserita in un contesto di strana forma e da lì sarebbe partita per affrontare un lungo viaggio verso un mondo a lei sconosciuto, si accontentava di vivere giorno per giorno e talvolta parlava in cuor suo con il Padre di cui aveva tanta nostalgia. Allora il Padre le mise accanto un Angelo bianco e lucente, di forma rotonda come lei, ma con due alucce per volare velocemente da un posto all'altro e fare la spola tra il cielo e la terra, così da rifornirla di belle parole e immagini a lei tanto care. Un dì Pallina emise un sospiro di soddisfazione: sì, aveva appreso che la vita in fondo, pur cambiando spesso condizione, è sempre un modo per esprimere se stessi e dare gloria al Signore. Sì, questa era la lezione che Pallina doveva imparare e l'aveva capita a tal punto da voler iniziare lei stessa a insegnare ad altri come si fa a compiere la propria missione. Si mise d'impegno, cercò di raggruppare un po' di persone, ma sembrava che queste non avessero tempo per stare ad ascoltarla: possibile che non vogliano intendere la mia lezione? possibile che io non possa avvisarli che stanno sbagliando direzione? Allora l'Angelo la consolava, ma lei restava perplessa e un po' triste. Così cresceva e si dava da fare, ma sapeva che aveva ancora da compiere la sua vera missione. E chiedeva a Dio Padre: “Perché, papà mio, non riesco a fare la tua volontà? dove sto sbagliando? Aiutami ti prego, perché io voglio fare la tua volontà!” Il buon Dio la riprese per un attimo tra le Sue mani, la irrorò di luce e d'amore infinito e la mise in grado di emettere una luce così intensa che la si poteva vedere a distanza e che traspariva anche dai suoi occhi. Pallina quel mattino si svegliò tutta pimpante e saltellò di gioia, come mai aveva fatto prima sulla terra. Così, senza troppo darsi da fare, si inserì in un altro luogo dove la vita la chiamava ed ebbe il suo primo incarico. Le pareva un asilo pieno di vita, di urla e di giochi, in verità un po' violenti. Lei si adattava ad essere scalciata da una parte all'altra e godeva anche delle urla che sentiva ogni volta che veniva lanciata, come se compisse chissà quale prodezza. Ora sì che capiva: era questo il suo terreno di gioco e avrebbe dovuto misurarsi con quelle creature. E le guardò una per una, per lo meno erano dei giovani di belle speranze e si divertiva a vederli tutti intenti a giocare con lei. Ma a sera, ognuno andava a casa sua e lei veniva abbandonata lì ai bordi del campo tutta sola. E diceva tra sé: avrò fatto bene? Perché mi hanno lasciata qui senza un saluto, un abbraccio, un bacio? Ancora una volta lei non capiva dove aveva sbagliato e perché non era riuscita a trasmettere amore tra quella gente. “O Padre mio, come debbo fare? Puoi Tu donarmi la chiave per aprire quei cuori?” A volte vedeva anche delle brutte azioni e udiva le imprecazioni e poi tanti scalmanati che sembravano odiarsi… e tutto quel che vedeva e sentiva le faceva tanto male da farla piangere per l'intera notte, dopo le partite. Dopo il primo attimo di silenzio e stupore ci furono una grande ovazione e un lungo applauso da parte del pubblico e dei giocatori, perché tutti avevano intuito che qualcosa di prodigioso era accaduto e si sentivano pure commossi. Pallina allora discese dalla sua postazione a mezz'aria e dolcemente si posò sulle mani dell'uomo vestito di nero con il fischietto e si lasciò avviare a riprendere il gioco.
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